Indagine sulla tolleranza e l’accoglienza del “Camilleri greco”

Considerato uno dei più grandi scrittori greci moderni, Petros Markaris era un grosso punto interrogativo nella mia lista di scrittori europei contemporanei (uno dei tanti). Confesso di averne sentito parlare poco e per lo più per la sua attività di sceneggiatore insieme al regista Theo Angelopoulos (col quale è stato premiato a Cannes per il film cult “Lo sguardo di Ulisse”). Eppure il suo personaggio più conosciuto, il commissario Charitos, in tutta Europa è un’icona un po’ come da noi Montalbano di Andrea Camilleri. Toccava colmare la lacuna, ed ho deciso di farlo con il libro “L’assassino di un immortale”, non un romanzo ma otto racconti in cui Charitos compare due volte, all’inizio ed alla fine e nei quali ad avere un ruolo primario sono le idee dello scrittore sulla convivenza, sull’immigrazione, sull’accettazione dell’altro.

TRAMA- “L’assassinio di un immortale” è il titolo del primo degli otto racconti che racchiudono non solo l’essenza della scrittura di Markaris ma anche il suo pensiero politico e morale. Qui compare il famoso commissario Charitos, che indaga sulla misteriosa morte di uno scrittore greco, ironico autoritratto dello stesso autore ed affresco spietato del mondo culturale ellenico. Poche pagine per la soluzione del caso,  così come negli altri brevi racconti gialli (sono tre, gli altri sono “In terre note” e  “Poems and crimes”) che sono più pretesti per descrivere realtà a noi un po’ distanti ma molto sentite dallo scrittore che veri noir. “In terre note” racconta le indagini del poliziotto turco Murat sulla morte in Germania di un amico del padre, spaccato realista della condizione degli immigrati turchi; in “Poems and Crimes” Charitos investiga di nuovo, stavolta su un doppio omicidio,quello di un regista e quello di un fioraio ed anche qui, come ne “L’assassinio di un immortale”,   tema portante è anche l’invidia. Bellissimo il racconto “Tre giorni” su un episodio storico da me completamente ignorato (l’assalto dei turchi contro i greci romei di Instabul orchestrato col pretesto della crisi di Cipro nel 1955), ma spunti di riflessione arrivano da “L’arco di Pompei” sull’impegno solidale di un sacerdote in un quartiere in cui i cittadini non vogliono gli immigrati e “Ulisse invecchia solo”, sul pensionato che dopo anni da migrante torna nella sua “Itaca” e si ritrova a scacciare i Proci. Divagano dallo scenario coerente creato da Markaris i racconti “Attentato in ritardo” che porta i lettori al 1944 nei giorni del fallito attentato ad Hitler e “Il cadavere ed il pozzo” che sembra più un gioco con cui Markaris si diverte a prenderci un po’ in giro.

RECENSIONE-  Mi sono ripromessa di leggere altro che sia stato scritto da Petros Markaris perché ritengo riduttivo, rispetto alla sua fama, fermarmi a questi racconti che racchiudono la minima parte del suo stile e delle sue tematiche. Servono comunque a farsi un’idea sulla grandezza di Markaris, che ha uno stile chiaro, senza fronzoli, eppure capace di rendere partecipe il lettore. “L’assassinio di un immortale” è un canto a più voci in cui emergono tante storie, personaggi, situazioni e luoghi diversi e soprattutto l’identità forte dello scrittore e il suo messaggio di pace ed accoglienza, oggi quanto mai attuale e da ascoltare.

 

“L’assassinio di un immortale”

Petros Markaris

La nave di Teseo collana Oceani

172 pagine

18 euro

 


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Posted agosto 26, 2018 by librosaura in category "Uncategorized

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