Il volo di Evelyn, il “suicidio più bello al mondo”

Una ragazza di 23 anni apparentemente normale si suicida lanciandosi nel vuoto. Poco prima di buttarsi lascia un messaggio di addio. Non è un fatto eccezionale, purtroppo. Ma nel caso di Evelyn McHale questa vicenda per una serie di cause si è trasformata in iconica. Prima di tutto per il biglietto lasciato, in cui accomiatandosi dal fidanzato che avrebbe dovuto sposare dopo un mese Evelyn scrive un epitaffio involontariamente modernissimo: “Non sarò mai la brava moglie di nessuno”. Poi per il luogo scelto per compiere l’estremo gesto: l’Empire State Building che quell’anno, nel 1947, era ancora il grattacielo più alto del mondo. E infine, ma soprattutto, per la foto che un giovanissimo studente di fotografia riesce a scattarle pochi secondi dopo il volo e a far pubblicare su “Life”. Un’immagine impressionante in cui Evelyn sembra dormire sul tetto della limousine su cui è caduta. Tanti elementi che, concatenati, fanno una storia che Nadia Busato, l’autrice di “Non sarò mai la brava moglie di nessuno” , decide di scrivere. Otto anni di lavoro per ricostruire la vicenda, inserire i tasselli biografici mancanti, documentare questa tragedia privata assurta a simbolo grazie alla foto e arricchirla di dettagli romanzati ed empatia. Il risultato è questo libro particolare che partendo dal dramma della sconosciuta Evelyn descrive piccoli grandi pezzi di umanità e storia.

Evelyn era una ventitreenne come tante nell’America dell’immediato dopoguerra: una bella ragazza con un futuro da costruire dopo il buio del conflitto oltreoceano, un lavoro, un fidanzato. Dietro la patina della working class a stelle e strisce nasconde però un vissuto molto problematico. Penultima di sette figli, subisce il trauma dell’abbandono della madre che lascia il marito quando lei ha appena tre anni. Cresce accudita dalla sorella Helen, sballottata da un trasloco ad un altro, e costruisce così la sua personalità fragilissima ed a tratti border line. Riesce comunque ad avere una vita normale, con un impiego ed un fidanzato che la adora, ma la depressione, vera protagonista “occulta di questo romanzo, è sempre sul punto di esplodere o con gesti di rabbia irrazionalmente sfogata contro cose o persone, o, come nell’epilogo, contro se stessa. Ad un mese dalla nozze, quando tutti sono convinti che sta per affrancarsi dalla famiglia per andare incontro ad una vita nei margini della normalità, decide di acquistare il biglietto per salire sull’Empire State Building, raggiunge l’88esimo piano, lascia cappotto ed altri effetti personali sulla terrazza panoramica, scrive le sue ultime volontà e si lancia, planando per decine di metri ed infine schiantandosi sulla limousine di un diplomatico. Il suo corpo si adagia come dormiente sul tettuccio dell’automobile: Evelyn stringe il filo di perle, ha il volto sereno, gli occhi socchiusi, le gambe incrociate. Un ritratto dignitoso del suo dramma. “Il suicidio più bello” immortalato dal fotografo Robert Wiles e diventato grazie alla pubblicazione su Life un simbolo che sarà ripreso da alcuni artisti tra i quali Andy Warhol. La sua storia diventa per qualche tempo un caso, ripreso dai giornali americani e non solo, e sopravvissuto per settant’anni all’oblio grazie sicuramente alla forza dirompente dello scatto di Wiles ed a quelle poche frasi che Evelyn scrisse prima di uccidersi.

Frasi che hanno colpito l’autrice Nadia Busato, folgorata dalla foto durante una notte di insonnia da neo mamma e poi dalla piccola grande vicenda umana di Evelyn. Per otto anni si è documentata e quando ha messo insieme il complicato puzzle partendo da un trafiletto del primo maggio 1947 ha donato alla storia la propria empatia. Così è nato “Non sarò mai la buona moglie di nessuno” che descrive Evelyn non in maniera lineare ma attraverso diversi capitoli singoli, ciascuno dedicato ad un personaggio, che hanno in filigrana sempre Evelyn. A “parlare” sono sua mamma Helen, la sorella maggiore Helen, il fidanzato Barry, l’amica Julianna, il fotografo Robert, il poliziotto John, cui Nadia Busato dà voce ricostruendo con la fantasia quello che dovettero aver visto e provato i protagonisti. Ma  viene data anche a personaggi collaterali (il costruttore dell’Empire State Building, la donna che si lanciò dal grattacielo senza riuscire ad uccidersi, la redazione di Life). Un coro che ha l’intento di restituire al meglio chi era Evelyn: una ragazza finita, suo malgrado, nella cronaca, nella storia e poi nell’arte con la sola forza del suo disperato gesto.

“Non sarò mai la brava moglie di nessuno” è un libro scritto benissimo, con momenti di puro lirismo, nato con l’intento romantico di dare un volto ad un personaggio entrato nella cultura pop eppure pressoché sconosciuto e di romanzare in maniera convincente gli aspetti della sua vita che non potremmo mai davvero conoscere. Un tentativo ben riuscito nonostante qualche passaggio più lento o forzato. Una lettura che non delude.


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Posted giugno 10, 2018 by librosaura in category "Uncategorized

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