Storia di amicizia e montagne: il canto di Paolo Cognetti

Pietro ha 11 anni ed è figlio unico di una coppia di veneti trasferitasi a Milano negli anni del boom economico. Con la madre, infermiera e volontaria per le donne in difficoltà, ed il padre, un chimico lunatico e dalla personalità introversa ma ingombrante, vive in un appartamento al settimo piano di una palazzina della periferia. Ma dai genitori, montanari arrivati in città portandosi dietro il bisogno ma anche una drammatica rottura familiare, impara sin da subito l’amore per la montagna. Un amore viscerale che porterà la famiglia a cercarsi un rifugio per l’estate, una fuga dalla Milano degli anni Ottanta, già ingorgo di traffico e caos. Quel posto è Grana, paesino di 14 anime adagiato sotto il Monte Rosa. Un borgo quasi dismesso in cui la povertà di case ed abitanti contrasta con la superba ricchezza della natura circostante. Inizia qui l’educazione esistenziale e montanara del piccolo Pietro. Svezzato dal padre alla conoscenza di cime e sentieri, di luoghi incantati raggiungibili solo dopo estenuanti e dolorose escursioni. Ma è grazie a Bruno, suo coetaneo eppure già costretto dalle condizioni familiari a badare alle bestie, che Pietro conosce l’amicizia. Pietro e Bruno trascorrono estati in simbiosi tra la valle e la cima, inseguendo il torrente e cercando tesori nelle rovine di baite, miniere e mulini abbandonati. I due ragazzini sono come fratelli e Bruno è per i genitori di Pietro un secondo figlio (“il figlio della montagna”), tanto da spingerli a chiedere che venga loro affidato per fargli conoscere un destino diverso dalla povertà e dalla montagna. Le cose non andranno così. Ed i destini di Pietro, ormai adolescente sempre più distante dal padre, e Bruno si divideranno per molti anni. Entrambi costruiranno vite diverse ma rese simili dalla ricerca, ormai adulti, di una stabilità che non riescono a trovare se non a fatica e con alterne fortune. Si rincontreranno solo dopo molto tempo per riannodare i fili di un’amicizia covata sempre come un fiore di agosto sotto il ghiaccio del monte.

“Le otto montagne” di Paolo Cognetti è un romanzo che si può amare anche se non si conosce il mondo dell’alpinismo. Basta riconoscersi, e lo si fa facilmente, con i protagonisti e con una storia di formazione comune a tante ma scritta in maniera così armoniosa da sembrare un canto. Ci si commuove spesso e ci si rivede nelle scelte di Pietro e di Bruno, nel loro rapporto schietto che va oltre le differenze sociali, nella loro lotta contro la precarietà e nelle loro sconfitte. Il libro di Cognetti, Premio Strega 2017, offre molti spunti di riflessione. Sulla forza della natura che si riprende tutto nonostante gli sforzi dell’uomo: sulla tenacia dell’amicizia che resiste, quando sincera, anche alle avversità; sul rapporto coi genitori, recuperato attraverso brandelli di passato quando ormai è troppo tardi; e sul peso che il silenzio può avere sulle scelte che facciamo.


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Posted maggio 28, 2018 by librosaura in category "Uncategorized

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