(O)maggio alla lettura: diamo i voti ai libri del mese

Un maggio pieno di letture. Molto diverse tra loro, con libri che ho acquistato e divorato sull’onda della promozione sulle riviste o sui social, grandi classici o romanzi che avevo in stand by da troppo tempo. Sette libri (ma in verità l’ultimo, “Autunno”, è ancora in lettura) con cui chiudo questo mese con una media un po’ più alta dei mesi precedenti. Da gennaio a maggio ne ho letti 30, un piccolo tesoro di conoscenze ed esperienze di cui vado fiera.

“Aspettando Monsieur Bellivier” di Britta Rostlund. Un giallo parigino che, tra un sorriso ed un altro, lascia anche il tempo per una riflessione su quanto una scelta apparentemente fuori dai margini della routine possa aiutarci a cambiare vita o a capirla. Buttarsi verso l’ignoto a volte apre scenari nemmeno immaginati. Voto 7

“Abbiamo sempre vissuto nel castello” di Shirley Jackson. Un horror cult: scritto nel 1962, attira ancora stuoli di lettori. Un romanzo particolarissimo in cui le atmosfere gotiche e le vicende spaventose dei protagonisti sono sussurrate dall’autrice in un crescendo di angoscia per il lettore. Voto 7

“La vendetta del perdono” di Eric Emmanuel Schmitt. Quattro racconti su un tema particolare: il perdono può trasformarsi in vendetta? Un argomento che sfiora il dilemma filosofico affrontato attraverso quattro storie molto diverse e godibili. Scrittura (e traduzione) superba. Voto 7+

“Il giocatore” di Dostoevsky. Un capolavoro su cui resta ben poco da scrivere. La caduta di Aleksej Ivanovic nella spirale dell’azzardo e della perdizione è un masterpiece della letteratura mondiale che va letto e riletto per cogliere ogni sfumatura della lezione di Dostoevsky sugli istinti che conducono l’uomo al baratro senza possibilità di redenzione. Voto 10

“Eleanor Oliphant sta benissimo” di Gail Honeyman. Una vera rivelazione, un libro che riesce a infondere ottimismo pur raccontando una vicenda dolorosa. Il personaggio di Eleanor resta “attaccato all’anima”  con la sua armatura di cinismo con cui reagisce ai torti di una vita complicata. Questo libro insegna tanto. Prima di tutto che una gentilezza può salvare un’anima fragile. Voto 8

“Le otto montagne” di Paolo Cognetti. L’alpinismo come insegnamento di vita. La montagna come solitudine e prova di resistenza, dolore e meta a cui ricongiungersi per riscoprire quanto si credeva perduto. Un romanzo che riesce a commuovere perché mai artefatto ma sempre sincero e carico di significati. Voto 8

Parigi val bene un mistero…aspettando monsieur Bellivier

Divertente ed intrigante. “Aspettando Monsieur Bellivier” è un piacevole thriller ambientato a #Parigitenuto insieme da un sottile e sapientemente dosato gioco ad incastro e da una trama sempre sospesa. Oltre 300 pagine che si leggono di un fiato per scoprire, infine, chi è il misterioso Monsiuer Bellivier e quale sia il suo obiettivo. I protagonisti, la giornalista divorziata e depressa Helena ed il monotono e rassicurante droghiere tunisino Mancebo, sono inconsapevoli pedine di una partita a scacchi con l’ignoto. Entrambi vengono coinvolti da perfetti sconosciuti in due missioni incomprensibili: lei deve inoltrare mail per conto del misterioso Bellivier in un ufficio deserto di un grattacielo di una multinazionale, lui deve controllare gli spostamenti di uno scrittore infedele dallo sgabello del suo negozietto. Entrambi accettano in cambio di cospicue ricompense ma soprattutto della possibilità di evadere, almeno temporaneamente (o forse per sempre) dalla banalità delle proprie vite. Il romanzo di Britta Rostlund è un susseguirsi di scoperte in un meccanismo ingegnoso attraverso il quale si svela, di volta in volta fino all’epilogo, quali sia la verità celata dietro l’apparenza di ciascuna storia e ciascun personaggio.
Aspettando Monsieur Bellivier
Britta Rostlund
@marsilioeditori
363 pagine
18,50 euro

Quattro destini per Ferguson: la scatola magica di Paul Auster

Un gioco di scatole cinesi. Una matrioska in cui i pezzi sono quattro romanzi diversi ma con lo stesso protagonista e gli stessi personaggi. A cambiare ogni volta è il destino. In “4321” di Paul Auster l’attore principale è Archie Ferguson, che vive quattro esistenze raccontate in quattro lunghi segmenti del romanzo. A seconda del caso, delle scelte, delle combinazioni, Ferguson diventa ogni volta quattro persone diverse con vite simili ma dagli sviluppi opposti, in cui unico punto fermo è l’amore per Amy. Lo vediamo crescere con o senza padre. Morire prematuramente o diventare brillante studente. Aggrapparsi all’amore per Amy o lasciarsi travolgere dalla confusione sessuale. Ogni volta è lo stesso ragazzo americano che messo davanti alle “sliding doors” della vita diventa (o non riesce a diventare) qualcosa di completamente diverso. Un labirinto vero e proprio. Questo libro di Auster può essere letto infatti in due modi: come un unico romanzo, seguendo la numerazione delle pagine e mettendo in conto sforzi di memoria per ricordare i vari avvicendamenti di trama; oppure come quattro romanzi diversi, rifacendosi semplicemente ai paragrafi. Noi abbiamo preferito la prima lettura, complicata e a volte snervante. Ne è venuto fuori il ritratto complesso non solo di un personaggio e di una esistenza che cambia a seconda dei diversi voleri del destino. Ma anche dell’America, raccontata attraverso alcune sue tappe storiche cruciali (le proteste studentesche, la liberazione sessuale, la segregazione razziale, l’attentato a Kennedy). Un affresco imponente per lettori pazienti. “4321”
Paul Auster
Einaudi
939 pagine
25 euro

Storia di amicizia e montagne: il canto di Paolo Cognetti

Pietro ha 11 anni ed è figlio unico di una coppia di veneti trasferitasi a Milano negli anni del boom economico. Con la madre, infermiera e volontaria per le donne in difficoltà, ed il padre, un chimico lunatico e dalla personalità introversa ma ingombrante, vive in un appartamento al settimo piano di una palazzina della periferia. Ma dai genitori, montanari arrivati in città portandosi dietro il bisogno ma anche una drammatica rottura familiare, impara sin da subito l’amore per la montagna. Un amore viscerale che porterà la famiglia a cercarsi un rifugio per l’estate, una fuga dalla Milano degli anni Ottanta, già ingorgo di traffico e caos. Quel posto è Grana, paesino di 14 anime adagiato sotto il Monte Rosa. Un borgo quasi dismesso in cui la povertà di case ed abitanti contrasta con la superba ricchezza della natura circostante. Inizia qui l’educazione esistenziale e montanara del piccolo Pietro. Svezzato dal padre alla conoscenza di cime e sentieri, di luoghi incantati raggiungibili solo dopo estenuanti e dolorose escursioni. Ma è grazie a Bruno, suo coetaneo eppure già costretto dalle condizioni familiari a badare alle bestie, che Pietro conosce l’amicizia. Pietro e Bruno trascorrono estati in simbiosi tra la valle e la cima, inseguendo il torrente e cercando tesori nelle rovine di baite, miniere e mulini abbandonati. I due ragazzini sono come fratelli e Bruno è per i genitori di Pietro un secondo figlio (“il figlio della montagna”), tanto da spingerli a chiedere che venga loro affidato per fargli conoscere un destino diverso dalla povertà e dalla montagna. Le cose non andranno così. Ed i destini di Pietro, ormai adolescente sempre più distante dal padre, e Bruno si divideranno per molti anni. Entrambi costruiranno vite diverse ma rese simili dalla ricerca, ormai adulti, di una stabilità che non riescono a trovare se non a fatica e con alterne fortune. Si rincontreranno solo dopo molto tempo per riannodare i fili di un’amicizia covata sempre come un fiore di agosto sotto il ghiaccio del monte.

“Le otto montagne” di Paolo Cognetti è un romanzo che si può amare anche se non si conosce il mondo dell’alpinismo. Basta riconoscersi, e lo si fa facilmente, con i protagonisti e con una storia di formazione comune a tante ma scritta in maniera così armoniosa da sembrare un canto. Ci si commuove spesso e ci si rivede nelle scelte di Pietro e di Bruno, nel loro rapporto schietto che va oltre le differenze sociali, nella loro lotta contro la precarietà e nelle loro sconfitte. Il libro di Cognetti, Premio Strega 2017, offre molti spunti di riflessione. Sulla forza della natura che si riprende tutto nonostante gli sforzi dell’uomo: sulla tenacia dell’amicizia che resiste, quando sincera, anche alle avversità; sul rapporto coi genitori, recuperato attraverso brandelli di passato quando ormai è troppo tardi; e sul peso che il silenzio può avere sulle scelte che facciamo.

Perdonare è la peggior vendetta, parola di Schmitt

Il perdono libera l’anima, diceva qualcuno. Ma può diventare anche strumento di odio feroce. Eric Emmanuel Schmitt prova a dimostrarlo nel suo “La vendetta del perdono”, quattro racconti in cui sviluppa questo tema seguendo percorsi diversi. Come nella storia di Lily e Mosetta (“Le sorelle Barbarin”), gemella incantevole e gemella detestabile. La prima pronta a perdonare tutto, la seconda a tramare nel torbido incurante della bontà della sorella. Il perdono in questo caso si trasformerà in un boomerang di cattiveria. Stesso tema del secondo racconto (“Madamina Butterfly”), con papà William che, messo di fronte alle gravi responsabilità del figlio, perdona sì, ma con un gesto terribile. Nella terza storia che dà il titolo alla raccolta Elise intrattiene rapporti al limite del morboso con lo stupratore ed assassino della figlia rinchiuso in carcere e infine lo perdona pur di renderlo “umano”. Infine “Disegnami un aereo”, nel quale il 92enne Werner trascorre gli ultimi anni di vita in preda al senso di colpa per non avere osteggiato il nazismo quando era giovane fino alla eclatante decisione finale.
Quattro racconti scritti in maniera magistrale e quattro trame che riescono, nonostante qualche espediente banale come la contrapposizione gemella buona- gemella cattiva, a coinvolgere il lettore ed a stupirlo con dei finali a sorpresa che sono il marchio di fabbrica dello scrittore.

La vendetta del perdono
Eric Emmanuel Schmitt
@edizioni_eo
249 pagine
18 euro

Eleanor Oliphant, una storia di resilienza

Eleanor carissima. Strana, sola, fuori posto e fuori dal mondo. Unica. Un personaggio che entra dentro creando un’empatia che lascia un vuoto arrivati all’ultima pagina. Eleanor Oliphant è destinata a restare nel cuore dei lettori per molto tempo, eroina della solitudine negli anni in cui si è connessi con tutti, ovunque, in ogni momento e si pensa di non essere mai soli. 🌷Trent’anni ed una tragedia innominabile alle spalle, sopravvive nel suo sciatto appartamento facendo la contabile per una piccola società. Una non vita. Ordinaria, piatta, segnata da una storia ingombrante e dalle cicatrici che le ha lasciato in eredità. Eppure Eleanor Oliphant “sta benissimo”. Gli sguardi curiosi, i commenti cattivi, le frecciate degli altri non la sfiorano: li commenta con cinismo esilarante dal suo pianeta lontano anni luce. Sembra destinata all’autoesclusione dalla società. Fino a quando…🌹 Fino a quando una serie di gesti gentili e sinceri la condurranno oltre il muro che aveva eretto fuori e dentro sé.🌹 Un romanzo straordinario, un inno alla resilienza: “Eleanor Oliphant sta benissimo” è una storia che offre un messaggio vero: 💖ce la possiamo fare anche quando tutto è perduto.💖
Eleanor Oliphant sta benissimo
Gail Honeyman @gailhoneyman
@garzantilibri
344 pagine
17,90 euro

Dove nasce il vento, vita di Nellie Bly: a free american girl

Da piccola orfana solitaria a “free american girl” fino a diventare la migliore reporter d’America. La storia di Nellie Bly, la donna che sgretola gli schemi del tempo e lo piega alla sua volontà. Una volontà forgiata fin da bambina: cresciuta in Pennsylvania, Nellie è un vento che scuote e spazza via tutte le convenzioni sulle donne. Intuito, talento, intelligenza la scortano durante il percorso della vita da Pittsburg a New York fino all’Europa della Grande Guerra. Un vento impetuoso “disegnato” da Nicola Attadio che descrive il romanzo di Elizabeth (il suo vero nome) donna capace di ideare, accettare la sfida del giro del mondo di Verne e battere Phileas Fogg in 72 giorni diventando una leggenda. Un’esistenza travagliata nel suo rapporto con il mondo degli uomini: “Ho qualcosa di sbagliato se tutti quelli che amo mi tradiscono prima o poi”. Il suo ultimo direttore riporta una sua frase che è il segreto della sua incredibile passione: “Non ho mai scritto una parola che non provenisse dal mio cuore. E mai lo farò”. E’ il 27 gennaio 1922. Una donna senza tempo.
Dove nasce il vento. Vita di Nellie Bly
@nicola_attadio
@libribompiani
197 pagine
16 euro

Fiabe africane, i cantastorie non muoiono mai

“Quella che ho raccontato è la mia storia, dolce o amara che vi sia sembrata, qualcosa portatela con voi e qualcosa lasciate che torni a me”. E’ la formula con la quale il cantastorie ashanti conclude la narrazione. Nel libro di Nelson Mandela ci sono 30 fiabe raccolte da ogni parte del continente nero, “squarci pregni della sabbiosa essenza dell’Africa. Tra animali e magia”. “Il mio desiderio – scrive il premio Nobel per la Pace – è che in Africa la voce del cantastorie possa non morire mai”. Consigliato dai #Librosauri 📖Le mie fiabe africane
 Nelson Mandela
📚Mondadori 👓170 pagine
💰8,50 euro

Bestia da latte, il cattivo Nord Est

“Vengono da un tempo lontano e diverso, da un silenzio che mi ha accompagnato per tutta la vita”. Arrivato alla soglia dei sessanta anni, il protagonista di “Bestia da latte” di Gian Mario Villalta si interroga sul perché, da bambino, sia stato il bersaglio della brutale violenza di un cugino abbandonato dalla madre. Il suo racconto, ambientato nel Nord Est d’Italia già pronto al boom economico, è una amara ricerca del tempo perduto che richiama alla memoria un’infanzia che ha forse segnato il suo stesso destino. L’epopea di una famiglia e di una generazione che dovrà scegliere: essere bestia da latte o bestia da carne?
Letto tutto di un fiato grazie anche alla scrittura tersa ed elegante dell’autore. Consigliato dai #Librosauri📖Bestia da latte
Gian Mario Villalta
📚@Semlibri 👓 153pagine
💰16 euro con ebook compreso

Il commissario Casabona, il nuovo eroe italiano

Un po’ Salvo Montalbano, un po’ maresciallo Giovanni Rocca ma molto, molto Tommaso Casabona. Una saga di quattro episodi (per ora), per il commissario partenopeo trapiantato in Toscana nato dalla penna del napoletano @antoniofuscoscrittore. Un poliziotto “straordinariamente normale”, poco eroe e molto super, con problemi reali con la moglie e i figli che crescono. Tutto in un universo di personaggi ben delineati che riesci a non dimenticare, una trama mai scontata e sempre aperta a un colpo di scena. Dalla “Ogni giorno ha il suo male” passando poi alla Pietà dell’Acqua, “Il metodo della Fenice” fino all’ultimo “Le Vite parallele”, una serie di indagini appassionate e appassionanti senza spettacolarizzazioni, ma con l’arguzia e l’istinto che caratterizza la personalità di un grande commissario. Fallibile e per questo ancora più umano e credibile. “Smarrirsi è normale, fa parte della vita. Tutti si perdono almeno una volta. Ma sono pochi quelli che sanno ritrovarsi. Se ci riescono è perché, anche da lontano, non si sono mai persi di vista”. @giuntieditore